Tau Ceti, la stella singola più vicina a noi, potrebbe ospitare un pianeta abitabile5 min read

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Una rappresentazione artistica del sistema di Tau Ceti. Crediti: J. Pinfield for the RoPACS network dell’University of Hertfordshire, 2012.

Un team internazionale di vari ricercatori astronomi ha scoperto che Tau Ceti, una delle stelle più vicine e simili al nostro Sole, potrebbe ospitare cinque pianeti, tra cui uno nella zona di abitabilità della stella.

Ad una distanza di dodici anni luce di distanza dalla Terra e visibile ad occhio nudo nel cielo di queste notti, Tau Ceti è una delle stelle singole più vicine a noi che ha una classificazione spettrale simile al nostro Sole. I suoi cinque pianeti hanno una massa compresa tra le due e le sei masse terrestri, rendendo questo sistema solare il più piccolo in fatto di massa finora individuato. Uno di questi pianeti si viene a trovare nella zona di abitabilità della stella e ha una massa circa cinque volte quella della nostra Terra, cosa che lo rende il più piccolo pianeta finora individuato nella zona di abitabilità in orbita attorno ad una stella simile alla nostra.

Il team internazionale di astronomi del Regno Unito, Cile, Stati Uniti d’America e Australia ha permesso di arrivare a questa conclusione dopo aver analizzato oltre sei mila osservazioni con tre diversi strumenti e con nuove tecniche di osservazione. Il team ha scoperto un nuovo metodo per rilevare segnali da questi lontani corpi. Questo migliora notevolmente la sensibilità della ricerca di piccoli pianeti e suggerisce che Tau Ceti non è una stella solitaria ma ha un suo sistema planetario. Il gruppo di ricercatori ha presentato le conclusioni in un articolo che è stato accettato per la pubblicazione su Astronomy & Astrophysics.

“Questa scoperta è in linea con la nostra nascente visione che ogni stella possieda dei pianeti e che la Galassia ospiti molti di questi potenziali pianeti abitabili delle dimensioni della Terra” ha affermato il coautore della ricerca, Steve Vogt, Professore di Astronomia e Astrofisica presso l’UC Santa Cruz. “Stiamo ora iniziando a capire che la Natura sembra preferire in maniera schiacciante sistemi con pianeti multipli con orbite inferiori ai 100 giorni. Ciò è alquanto diverso dal nostro sistema solare, dove non vi è alcun oggetto con un’orbita interna a quella di Mercurio. Quindi, il nostro sistema solare è in un certo senso un po’ insolito e non certo il più tipico sistema che la Natura sia in grado di formare”.

Il primo autore della ricerca, Mikko Tuomi dell’University of Hertfordshire, ha enfatizzato l’importanza delle nuove tecniche che il team ha sviluppato. “Abbiamo sperimentato nuove tecniche di modellizzazione dei dati con l’aggiunta di segnali artificiali ai dati e testando il nostro recupero dei segnali con una varità di approcci differenti” ha affermato Tuomi. “Questo ha migliorato significamente le nostre tecniche di modellizzazione del rumore e aumentato la nostra capacità di trovare pianeti di piccola massa”.

Hugh Jones, pure dell’University of Hertfordshire, ha affermato che i ricercatori hanno scelto Tau Ceti per questo studio di modellazione del rumore, perchè avevano ipotizzato che non possedesse alcun tipo di segnale. “Dato che è così luminoso e simile al nostro Sole, esso rappresenta un sistema di riferimento ideale per testare i nostri metodi nell’individuazione di piccoli pianeti” ha detto Jones.

Oltre 800 pianeti sono stati scoperti orbitare intorno ad altre stelle, ma i pianeti in orbita attorno a stelle molto simili al nostro Sole sono particolarmente preziosi. “Tau Ceti è uno dei nostri vicini cosmici e così luminoso che possiamo essere in grado di studiare le atmosfere planetarie di questi piccoli pianeti in un futuro non molto lontano. I sistemi planetari trovati intorno a stelle vicine che si trovano a poca distanza dalla nostra, indicano che questi sistemi sono comuni nella Via Lattea” ha affermato James Jankins dell’Università del Cile, un visiting fellow all’University of Hertfordshire.

I ricercatori hanno scoperto questi sistemi planetari utilizzando i dati provenienti da tre spettrografi: HARPS montato sul Telescopio di 3,6 metri presso l’European Southern Observatory a La Silla, Cile (4864 punti dati), UCLES montato sul Telescopio anglo-australiano a Siding Spring, Australia (978 punti dati) e HIRES montato sul Telescopio di 10 metri del Keck a Mauna Kea, Hawaii (567 punti dati).

Il risultato si basa sugli spettri presi come parte del progetto anglo-australiano Planet Search con lo spettrografo UCLES sul Telescopio anglo-australiano, HIRES sul Keck Telescope e rianalizzando gli spettri ottenuti con lo spettrografo HARPS e resi disponibili grazie all’Archivio Pubblico dell’European Southern Observatory. Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza la politica di rendere pubblici i dati da parte dell’ESO e senza l”eccellente lavoro del Software Development Division dell’ESO e del Science Archieve Facility dell’ESO.

Il team internazionale di astronomi è composto da Mikko Tuomi, Hugh Jones, John Barnes e David Pinfield (University of Hertfordshire); James Jenkins (University of Chile e University of Hertfordshire); Chris Tinney, Rob Wittenmyer, Jonathan Horner, Jeremy Bailey, Duncan Wright e Graeme Salter (University of New South Wales, Australia); Steve Vogt (UC Santa Cruz); Paul Butler (Carnegie Institution for Science); Simon O’Toole (Australian Astronomical Observatory) e Brad Carter (University of Southern Queensland).

Fonte: UC Santa Cruz – Closest single star like our Sun may have a habitable planet

Signals embedded in the radial velocity noise. Periodic variations in the tau Ceti velocities, di Mikko Tuomi, Hugh R. A. Jones, James S. Jenkins, Chris G. Tinney, R. Paul Butler, Steve S. Vogt, John R. Barnes, Robert A. Wittenmyer, Simon O’Toole, Jonathan Horner, Jeremy Bailey, Brad D. Carter, Duncan J. Wright, Graeme S. Salter, David Pinfield – Articolo disponibile su ArXiv.

Sabrina

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Mikko Tuomi, Hugh R. A. Jones, James S. Jenkins, Chris G. Tinney, R. Paul Butler, Steve S. Vogt, John R. Barnes, Robert A. Wittenmyer, Simon O’Toole, Jonathan Horner, Jeremy Bailey, Brad D. Carter, Duncan J. Wright, Graeme S. Salter, & David Pinfield (2012). Signals embedded in the radial velocity noise. Periodic variations in
the tau Ceti velocities arxiv arXiv: 1212.4277v1

M. Tuomi, ., H. R. A. Jones, ., J. S. Jenkins, ., C. G. Tinney, ., R. P. Butler, ., S. S. Vogt, ., J. R. Barnes, ., R. A. Wittenmyer, ., S. O’Toole, ., J. Horner, ., J. Bailey, ., B. D. Carter, ., D. J. Wright, ., G. S. Salter, ., & D. Pinfield, . (2012). Signals embedded in the radial velocity noise. Periodic variations in the tau Ceti velocities Astronomy & Astrophysics DOI: 10.1051/0004-6361/201220509

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